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METODO

La nostra Comunità terapeutica segue un preciso metodo per la terapia dei disturbi del comportamento alimentare. I punti principali di tale metodo sono la prevenzione, la ricerca e la preparazione degli operatori

Il nostro avvicinamento al problema evita attentamente di ghettizzare il fenomeno e i pazienti, applicando, piuttosto, una filosofia che non sia di delega, ma di condivisione delle responsabilità. Al fine di favorire una possibilità evolutiva e un conseguente superamento del sintomo, valorizziamo il gruppo e l'attenta gestione delle sue dinamiche. Aiutiamo a compiere il primo passo in questa direzione agendo sul quotidiano attraverso quella che è stata definita la “terapia dell'ovvio”, praticata giorno dopo giorno per favorire l’acquisizione di consapevolezza.

Il modello di riferimento del lavoro di Comunità  è di tipo psicoterapeutico-psicoanalitico. Ciò che fonda il rapporto terapeutico è la relazione umana finalizzata al riconoscimento, al coinvolgimento e alla partecipazione affettiva, prima che alla comprensione psicologica del soggetto. Si tratta dunque – tramite un rapporto empatico, affettivo, ma anche capace di permettere l'azione interpretativa – di affiancare al fragile e debole IO del paziente, un IO terapeutico rassicurante e strutturante.

Il disturbo alimentare, pur essendo costantemente monitorato, viene considerato come sintomo di un disagio insito nella persona, disagio che viene fatto emergere di giorno in giorno nei diversi momenti della vita comunitaria. La Comunità offre uno spazio per la pedagogia e uno spazio per la terapia. La persona che sta male ha bisogno di cose concrete. La Comunità è fatti e attività: è il vissuto  quotidiano. La Comunità è la sveglia al mattino, l'orario, il lavoro, i pasti in comune e assistiti, le riunioni, la psicoterapia di gruppo ed individuale, i training di assertività, l'arte e terapia, gli incontri di cultura generale, il cineforum, gli animali, il gioco, la serra.

In Comunità si giustificano le regole finalizzate, il vivere insieme, il fare terapia, dentro un equilibrio sempre da costruire. In questo percorso è essenziale il rapporto autentico, ma asimmetrico, tra operatori e pazienti, un rapporto tale da permettere a chi soffre di riprendere, all'interno della relazione terapeutica, le dispersioni emozionali e ritrovare valori e fonti di energia bloccati, isteriliti e frammentati. I pazienti possono riallacciare i fili che consentiranno di percorrere il proprio labirinto, riconoscere e vivere la struttura della personalità non più espropriata o sacrificata al sintomo alimentare e al sacrificio del corpo.

Il programma e gli interventi sono personalizzati, ben consci delle diverse e specifiche problematiche di cui ogni soggetto è portatore, al di là del sintomo. All’interno del gruppo terapeutico e nella gestione della quotidianità, la persona affetta da un disturbo alimentare che ne blocca la capacità evolutiva e di crescita può ritrovare relazioni sane, la capacità dell’accettazione del limite, un nuovo rapporto con il proprio corpo e quindi con la realtà propria e del contesto di appartenenza.

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